Plastica del giunto laparoscopica con accesso retroperitoneale

Plastica del giunto laparoscopica con accesso retroperitoneale

La malattia del giunto pielo-ureterale è un'anomalia congenita relativamente frequente, che si caratterizza per una dilatazione della pelvi renale conseguente ad un ostacolo a livello del passaggio tra pelvi e uretere. Il riscontro dell'anomalia può essere occasionale o legato a comparsa di sintomatologia dolorosa.
La correzione di questa anomalia richiede l’asportazione del tratto di uretere ristretto e una rianastomosi tra uretere e pelvi.
Anche questo intervento può essere eseguito con tecnica laparoscopica.
Personalmente preferiamo l’accesso extraperitoneale perché lo riteniamo molto meno invasivo.

Come viene eseguita l'operazione?
Il paziente è posizionato di fianco, si creano 4 piccoli fori si posizionano i trocars e con il gas si distende la cavità retroperitoneale.
Attraverso i trocars si introducono il laparoscopio, le pinze, le forbici e gli altri strumenti e si inizia il lavoro.
Come primo tempo si identifica il rene e lo si scolla dal muscolo psoas.
Si identifica quindi l’uretere.
Proseguendo nell’isolamento dell’uretere si arriva a isolare la pelvi renale, che risulta sempre dilatata, e a liberarla dalle aderenze peripieliche.
Identificato il tratto stenotico si procede a sezionare e a ridurre di volume la pelvi e successivamente a sezionare l’uretere al di sotto della stenosi.
Si amplia l’uretere sezionandolo ventralmente.
Si ricostruisce la continuità tra pelvi e uretere anastomizzando con punti laparoscopici, l’uretere alla pelvi.
Prima di completare l’anastomosi si posiziona un catetere doppio j all’interno dell’uretere. E’ un catetere che va dalla pelvi renale alla vescica e permette di far defluire l’urina e far si che non venga a contatto con l’anastomosi prima che la stessa si sia saldata.
Questo catetere, che resta all’interno verrà rimosso in cistoscopia a tre settimane dall’intervento.
Si posiziona un drenaggio e si estraggono i trocars.

Com’è il decorso post operatorio di una pieloplastica laparoscopica?
Anche in questo caso, come per tutti gli interventi laparoscopici sul rene la parola giusta per definire il decorso post-operatorio è: “Eccezionale”
Il dolore post operatorio che è importante nell’intervento chirurgico classico, è praticamente assente nell’intervento laparoscopico.
La mobilizzazione postoperatoria è immediata (la mattina seguente), così come la ripresa dell’alimentazione.
La dimissione avviene in seconda o terza giornata.
La ripresa delle normali attività lavorative può avvenire entro 7-10 giorni.
La differenza di decorso rispetto ad un intervento open è talmente eclatante da non giustificare più il ricorso all’intervento chirurgico classico.

Com’è il risultato sulla correzione della malformazione?
I risultati sono quasi sempre buoni, esiste un minimo rischio di recidiva della stenosi, presente del resto anche nell’intervento open.

Ci sono perdite importanti di sangue?
Il rischio di perdite intraoperatorie di sangue è veramente basso, ma questa è una condizione tipica di tutte le laparoscopie, in quanto la visione magnificata, permette una minuziosa identificazione dei vasi anche i più piccoli, ed un loro corretto controllo.

La durata dell’intervento laparoscopico è maggiore di quella dell’intervento open?
No. In mani esperte a durata dell’intervento laparoscopico è perfettamente sovrapponibile a quella dell’intervento chirurgico. Anche se questo tipo di intervento richiede una ottima manualità laparoscopica.

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